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Da il sogno 1989

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  • xerografie slideshow
  • Tutti i creativi che hanno imboccato la strada dello sperimentalismo artistico, s'impegnano a cambiare il modo in cui sono abituati ad osservare l'arte, le rapide xerox ci hanno quindi spinto ad una velocità sempre più frenetica nel vortice dell'evoluzione delle idee e ci hanno aiutato ad esaminare l'evoluzione del moto del processo creativo: questo è il sogno futurista che si è fatto realtà.

    E pensare che l'accelerazione di tutto questo ebbe inizio nel 1938, quando Chester Carlson riuscì ad ottenere quella prima copia istantanea a secco su carta comune con quel procedimento da lui stesso inventato che prese poi il nome di xerografia.

    Quell'invenzione in pochi decenni ha ottenuto sviluppi impensabili, divenendo uno strumento raffinato ed indispensabile. La fotocopiatrice oltre ad assolvere i propri compiti di riproduzione veloce ed economica di testi per uso burocratico, ha creato anche una miriade d'imprevisti d'uso.

     

     evoluzione del sogno

    Sono personaggi come Andy Warhol, Robert Rauschenberg o Joseph Beuys, vale a dire la créme della pop-art, che negli anni’60 riscopre il fascino di trasformare in opera dell’ingegno artistico la tecnica burocratica xerografica, conferendole la stessa dignità che avrebbero dato più tardi all’uso delle prime polaroid.
    Erano però intuizioni eccezionali dettate da improvvise curiosità più che da stimoli profondi. Doveva arrivare l’italiano Bruno Munari, vero enfant terribile della ricerca nel campo delle arti visive, perché nascessero le prime "xerografie originali" . Con lui un numero sempre crescente d’artisti comprese che era nata una nuova tecnica che non richiedeva capacità specifiche, né lunghi tempi di realizzazione. Per produrre una immagine bastava premere un pulsante.
    La fotocopiatrice diveniva così macchina fotografica, camera oscura e stampante allo stesso tempo, con un modesto costo che poteva esser affrontato da chiunque, un perfetto medium democratico

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     il sogno maurizio baldrini

    A sentire Bruno Munari in "1970 Xerografie" parrebbe proprio di sì "la grande arte di concezione borghese, fatta a mano dal genio solo per i più ricchi, non ha più senso nella nostra epoca, oggi l’arte è a disposizione di tutti" Se l’estremo tono sessantottino fa oggi un po’ sorridere, il tutto va inquadrato nel pensiero alla moda dell’epoca. Ma qual è stata allora l’idea portante del pittore e designer milanese? Seguire le regole della sperimentazione, disobbedendo ad ogni regola. E’ così che nasce il concetto quasi paradossale della "fotocopia d’autore" ancor oggi guardata con sospetto da parte di quella critica che si autodefinisce "seria", per la sua povertà e facilità e per il carattere quasi completamente automatico dell’esecuzione (simili critiche erano già state mosse nel passato alla fotografia ed al film). Anzi a più riprese il passatista versante ufficiale si scatenerà contro questa tendenza "è la disumanizzazione dell’arte" tuoneranno.
    La replica dei mailartisti è altrettanto pronta "la copiatrice è solo un filtro, o meglio un pennello, va saputa usare". E’ questa la tesi dell’americana Pati Hill, una delle prime a specializzarsi nelle riproduzioni d’oggetti (pettini, specchi, fiori, spazzole, piume) con una scelta di campo al limite della fotografia e dell’incisione "le mie sono immagini che hanno il solo scopo di piacere", dichiara.ioni d’uso d’ogni fotocopiatrice nella riproduzione d’un documento richiedono di tener il foglio ben fermo sul cristallo e di non muoverlo assolutamente durante l’esposizione alla luce, lui agisce sulla trasgressione e sull’errore voluto, non copre l’originale, gioca col foglio spostandolo con tempi e direzioni variabili : colpi di luce e trascinamento. I risultati sono sequenze d’immagini deformate, contorte o fluide, il più lontane

    La fotocopia ha dunque avuto una posizione di rilievo tra gli artisti di frontiera, merita pertanto riassumere ed approfondire ciò che ho già scritto.

    Abbattute le frontiere della tradizione e superato in massima parte l'individualismo, si è passato ad un sistema collettivo di far arte; la fine dell'isolamento dell'artista e della sua dipendenza dalle regole del sistema ha segnato l'inizio d'una nuova era caratterizzata come non mai dalla necessità d'un dialogo creativo più immediato tra l'artista e la sua sfera d'influenza più diretta, ovvero i "colleghi". Si sono quindi affinati mezzi più spontanei ed anticonvenzionali attraverso i quali proporre una propria visione artistica: ecco la popolarità della copy art, la raffinata estensione della funzione della macchina fotocopiatrice fuori dagli usi d'ufficio.Comune desiderio degli operatori di copy art è quello d'amplificare al massimo ogni messaggio ed ogni presentazione, è inoltre possibile clonare ogni cosa, l'opera d'arte, o presunta tale, è proprio nel suo massimo periodo di riproducibilità tecnica: nulla e nessuno è più sacro, anzi è proprio un confronto con i catalogati capolavori e maestri che più stimola il desiderio di copiare. La rete come un ecosistema autosufficiente è in grado di riequilibrare automaticamente le energie profuse da ciascun operatore: un buon progetto di mail art genera risposte interessanti, un invio poco ponderato o prodotto in serie, ha come risultato risposte altrettanto massificate e frettolose.

    testi di vittorio baccelli

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