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30 giugno /1 luglio 2003 Amsterdam Dissociazione Poetica Il senso compiuto di questa mia azione, e da ricercare nella situazione e nel gesto concettuale. Nei maggiori musei d’arte d’Amsterdam ho presenziato d’artista in luogo d’artisti Promovendo e comunicando la mia utopia d’uomo e d’addetto ai lavori Fanno fede i timbri in fondo all’opera e le mie foto delle temporanee Questa mia presenza, storicizza il gesto e l’intenzione. La poesia DADA che componeva i messaggi di dissociazione/associazione ha come slogan Sono Libero di farlo (una frase che dice tutto) Nota bene La mia dissociazione avviene all’inizio della presidenza dell’Italia nel semestre europeo Nel centocinquantesimo anno della nascita di Van Gogh In pieno periodo di Contraddizione e contingenza mondiale Conscio che questo non mi cambierà la vita, proseguo con coerenza nella mia ricerca D’artista dissociato dal sistema dell’arte D’artista dissociato da incompetenti che gestiscono la cultura D’artista che vuole fare quello che gli circola dentro senza mediazioni SONO LIBERO DI FARLO Maurizio Baldrini 10 luglio 2003
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dissociazioni Culturali. Da ll’Italia e da Catanzaro mi dissocio Da sistemi pseudodemocratici mi dissocio Da imposizioni culturali di regime mi dissocio Da cretini che propongono cose cretine mi dissocio Da politici ipocriti e perdigiorno mi dissocio Dal sistema che mi gira contro mi dissocio Da forzature opportunistiche mi dissocio Da me stesso mi dissocio in contraddizione duale mi riassocio Sono libero di farlo
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"Anti-artistìco, antiletterario, antipoetico è dunque Dada. La sua volontà di distruzione ha un bersaglio preciso, che è in parte lo stesso bersaglio dell'espressionismo; ma i suoi mezzi sono ben più radicali. Dada è contro la bellezza eterna, contro le leggi della logica, contro l'immobilità del pensiero, contro la purezza dei concetti astratti, contro l'universale in genere. Esso è invece per la sfrenata libertà dell'individuo, per la spontaneità, per ciò che è immediato, attuale, aleatorio, per la cronaca contro l'atemporalità, per ciò che è spurio contro ciò che è puro, per la contraddizione, per il no dove gli altri dicono sì e per il sì dove gli altri dicono no, è per l'anarchia contro l'ordine, per l'imperfezione contro la perfezione. Quindi, nel suo rigore negativo è anche contro il modernismo, contro cioè l'espressionismo, il cubismo, il futurismo, l'astrattismo, reputandoli in ultima analisi dei surrogati di quanto è andato o sta per andare distrutto, cioè dei nuovi punti di cristallizzazione dello spirito, il quale mai deve essere imprigionato nella camicia di forza di una regola, sia pure nuova e diversa, ma sempre deve essere libero, disponibile, sciolto dal continuo movimento di se stesso nella continua invenzione della propria esistenza. Nessuna schiavitù, neppure la schiavitù di Dada su Dada. In ogni momento, per vivere, Dada deve distruggere dada. Non esiste una libertà fissata per sempre, ma un incessante dinamismo della libertà, in cui essa vive negando continuamente se stessa.Il dadaismo è quindi non tanto una tendenza artistico-letteraria, quanto una particolare disposizione dello spirito, è l'atto estremo dell'antidogmatismo, che si serve di qualsiasi mezzo per condurre la sua battaglia. Il gesto quindi più che l'opera interessa Dada; e il gesto può essere compiuto in qualsiasi direzione del costume, della politica, dell'arte, dei rapporti. Una sola cosa importa: che tale gesto sia sempre una provocazione contro il cosiddetto buon senso, contro la morale, contro le regole, contro la legge; quindi lo scandalo è lo strumento preferito dai dadaisti per esprimersi. Da questo punto di vista il dadaismo va anche oltre il significato o la semplice nozione di movimento per diventare un modo di vita. Il senso della sua aspra polemica contro l'Arte e la Letteratura con la maiuscola dev'essere visto proprio nel fatto che in esse, ipocritamente tese a cogliere "i valori eterni dello spirito" la vita era stata abolita, segregata. Dada era invece il desiderio acuto di trasformare in azione la poesia. Era insomma il tentativo più esasperato di saldare la frattura tra arte e vita, di cui Van Gogh e Rimbaud avevano dato il primo drammatico annuncio. Molti elementi posticci ed esteriori si mescolarono sin da principio, ma non c'è dubbio che tale è il suo significato più vero".[M. De Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento, Feltrinelli, Milano 1971, pp.156-157]
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