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neodada,neodadaismo,digidada,new dada,ridada,netdada,webdada L'accostamento eclettico di oggetti e l'effetto di spiazzamento che ne deriva presentano analogie con il Dadaismo, in particolare con i "ready-made" di Marcel Duchamp e i "Merz" di Kurt Schwitters. Questo legame di parentela ha indotto a definire il lavoro di Rauschenberg e del collega Johns "New Dada. In effetti, l'esempio di Duchamp è stato importante per l'evoluzione di Rauschenberg. Nonostante questo la sua impostazione di fondo è diversa da quella di Duchamp. Il prelievo di oggetti comuni non è strumento di negazione dell'arte o di riflessione sul concetto di arte, come per i dadaisti. Alla base dell'assemblaggio di oggetti e immagini compiuto da Rauschenberg non vi sono teorie particolari, ma il bisogno di lavorare con una superficie e materiali nuovi. Il desiderio di vedere il quadro uscire all'infuori, a invadere lo spazio. testo tratto da artdreamguide.
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maurizio baldrini,associati,dissociati,xerografie, poesia concreta,poesia dada disponibili pure xerografie uniche di bacio erotico Istallazioni La forma di manifestazione fondata sulla combinazione di diverse tecniche espressive tradizionali -pittura, scultura, architettura- e di tecniche avanzate – fonti luminose, apparecchi di registrazione o video- viene definita installazione. Questa opera d’arte ha la caratteristica di modificare l’ambiente in cui viene allestita e può essere permanente o momentanea. L’installazione fu una delle pratiche artistiche più utilizzate negli anni Sessanta e Settanta del Novecento e ancora oggi molto impiegata. Si parte quindi, all’inizio del Novecento, dai costruttivisti russi, come gli esponenti del Bauhaus e di DeStiji, che coltivavano l’idea di unire architettura, pittura, scultura e arti decorative in un’unica opera, per arrivare a Marchel Duchamp, che con le sue creazioni cerca di trasformare lo spazio che le ospita e costituisce degli esempi molto importanti per le installazioni della seconda metà del Novecento. Tra i precursori di questa particolare forma d’arte vi sono senza dubbio Lucio Fontana con il suo lavoro al tubo al neon “Arabesco” del 1951, Louise Nevelson e Louise Bourgeois che sin dagli anni Cinquanta concepirono i loro lavori come interventi sullo spazio e sull’ambiente. Fu però dagli anni Sessanta che si diffuse maggiormente l’utilizzo di installazioni artistiche. Venne applicata da esponenti della Pop Art come Claes Oldenburg che realizzò opere quali “Bed Room ensamble 1”, una camera da letto con fantasie zebrate, dai minimalisti come Dan Flavin e Richard Serra, che utilizzavano tubi di illuminazione fluorescente creando in questo modo sculture astratte. Altri artisti impiegano invece materiali naturali come Robert Smithson e Walter de Maria interpreti e fautori di installazioni furono anche molti artisti concettuali tra cui Joseph Kosuth e Lawrence Weiner che sono riconoscibili per il testo scritto presente nelle loro opere. In Italia nello stesso periodo troviamo Emilio Vedova che espresse la sua vena creativa in installazioni in cui coesistevano il collage e l’arte cinetica. Negli anni Ottanta utilizzano questa espressione artistica anche vari esponenti dell’Arte Povera come Michelangelo Pistoletto, Luciano Fabro, Giuseppe Penone, Mario Merz e Nicola de Maria. Per quest’arte trovano ampio spazio i materiali più diversi, dalla plastica al metallo, dalla carta alle pietre e tra questi vi è l’utilizzo della persona stessa come soggetto delle opere, ne sono un esempio le installazioni di nudi di Spencer Tunick e le modelle di Vanessa Beecroft , entrambi documentano le loro opere momentanee con la fotografia. Altro esponente di questa tipologia di lavori è Jeff Koons che rielabora e rivoluziona la tradizione modernista del secolo appena trascorso e rinnova l’eredità del readymade di Duchamp e della Pop Art. Da non dimenticare sono anche i lavori di Anish Kapoor, riconoscibili dalle dimensioni sempre più monumentali, e le installazioni luminose e non di Rebecca Horn. Le installazioni vengono spesso vendute all’asta come se fossero dei dipinti, nonostante il loro ingombro, ne è un esempio “Igloo” di Mario Merz, battuto da Christies nel 2005 per 1.000.000 di euro, oppure viene venduta la loro fotografia o il video che le testimonia come nel caso delle fotografie di Vanessa Beecroft: “VB34” è stata aggiudicata a 89.000 euro da Sotheby’s nel 2000 questo testo e tratto dal sito web ARCADJA
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