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maurizio baldrini xerografie Elettrografie copyart opere anni 1989 1992
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Le xerografie create da maurizio baldrini (1989 ) nascono dal documentare opere create come assemblaggi materici, con tecniche miste vedi (implosione da esplosione,il sogno, autocelebrazione, bacio erotico ecc.) riconducibili a correnti artistiche come il dadaismo e ri-evoluzioni come new dada,pop art, poesia visiva, fluxus, mail art, autoproduzioni, esoeditoria ![]()
Il mezzo xerografico (fotocopia ottimizzata) viene utilizzato da baldrini per ingrandire la fotografia dell’opera e ridimensionarla ,ricontestualizzandola, ricollocandola, in un contesto bidimensionale, offrendo numerose variabili di composizione e riproducibilità senza precludere il piacere di rendere uniche le esigue produzioni
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Un'altra pioniera delle fotocopie d'autore è stata Sonia Sheridan dall'esordio strettamente sperimentale dei primi anni '70, la sua attività s'è spostata sul piano divulgativo: articoli, saggi, conferenze. |
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Da allora alla copy art o xerox art o elettrografia, come viene chiamata in Francia, si accostano un po' tutti gli artisti del momento. I fotografi come il tedesco Jeorg Wibek, il canadese Evergon, l'americano Ginny Lloyd iniziano a duplicare dia, qualche maligno sostiene più che altro per motivi d'economia, e stravolgendole le trasformano in vere e proprie nature tridimensionali, collage surreali formati da diversi scatti sovrapposti. I pittori, trai tanti il belga Albert Pepermans intervengono con pennello e colore su fotocopie originali per poi magari duplicare il risultato e su questo dipingere o come Tonino Milite presentare foto o fotocopie dipinte. I fumettisti si divertono invece a deformare i loro disegni con suggestive ed efficaci strisciate. I grafici, soprattutto se impegnati nella produzione di fanzine o locandine punk, si servono dell'elettromacchina per creare nuovi effetti. Un caso trai più significativi è quello del cileno Chico Ivo che ha inventato una tecnica singolare per ottenere ritratti personalizzati di rockstar da semplici scatti di foto. Dalla dia a colori ricava uno stampo in bianco e nero che viene quindi fotocopiato in modo da esasperare ancor più i contrasti cromatici, il tutto sempre in formato cartolina. |
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A proposito di cartoline, è proprio la mail art a favorire una delle prime e più riuscite espressioni di cartoline d'autore, sature di messaggi politici, sociali o personali, che divengono pure volantini o cartoncini più o meno augurali con tanto di francobolli e bolli e danno inizio a quell'international mail art network, la rete che organizza scambi e mostre. |
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Nell'arte postale il momento espositivo, se non viene anch'esso trasformato in un happening collettivo che coinvolge attivamente i visitatori, è soltanto una documentazione a posteriori, una esemplificazione pubblica d'un processo di comunicazione che nella sua forma più pura e significativa, avviene in maniera privata e sotterranea, nei progetti che s'intrecciano quotidianamente fra i singoli e gruppi più o meno numerosi di mailartisti. ![]()
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sistemandola a fianco della poesia visiva e d'altre tendenze minori dell'arte contemporanea. Per il suo carattere di fenomeno allargato a professionisti e non, rigetta il concetto di genio artistico appannaggio di pochi eletti, per la scelta del baratto come forma di scambio rispetto alla vendita, per la pratica del contatto intimo personale come totale rovesciamento della mistica elitaria dell'artista isolato nella sua torre d'avorio, la mail art si configura piuttosto come un nuovo modello di strategia culturale, un perfetto prototipo già realizzato negli anni '60 della "cultura di rete" di cui tanto oggi si parla a proposito di internet e delle comunità in costante contatto telematico. |
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La rete postale creativa è un'alchimia mutevole di nuove energie, ma anche con alcune sue caratteristiche sempre riconoscibili, come un brano musicale programmato per suonare in modi differenti ogni volta che premiamo un tasto del PC, senza per questo perdere del tutto la cifra stilistica dell'autore. vittorio baccelli La Xerografia originale è il prodotto di un'immagine mossa sul vetro di espozione della copiatrice, che riproduce quindi sia l'immagine sia il suo movimento. Non si tratta perciò di comuni copie, bensì di originali ottenuti con un procedimento che sfrutta tutte le possibilità della copiatrice, "intesa come strumento per produrre immagini oltre che per riprodurle". Inizia da queste riflessioni la sperimentazione di Munari sull'utilizzo e il funzionamento delle macchine fotocopiatrici. Ogni elemento del processo di copiatura utilizzato nelle macchine allora a disposizione, dai limiti di lettura dello strumento alla densità del toner, viene analizzato e sperimentato sistematicamente da Munari nelle sue possibilità e in ogni suo aspetto. Il risultato è una serie di campioni ("copie"?) che, in linea con il suo metodo di ricerca rigoroso e creativo allo stesso tempo, non sono mai finalizzati ad uno scopo determinato, ma hanno anzi come obiettivo quello di ottenere il massimo dei dati per poter rappresentare tutte o quasi le possibilità della macchina, anche impreviste e inaspettate. tratto da www.libreriauniversitaria.it
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